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Como monumento Resistenza europea

Ricordo di Enrico Berlinguer - di Emilio Russo

Scritto da Benzoni  12 Giugno 2009
A un quarto di secolo dalla sua drammatica scomparsa, il giudizio su Berlinguer sembra ormai consolidato e non privo di elementi critici.
Fu certamente in ritardo nel cogliere i mutamenti in atto nella società italiana e di proporsi l’obiettivo di un’aggregazione di forze sociali più ampia di quella incentrata sulla “classe operaia”, come Craxi riconobbe, confidandolo – lo ha dichiarato lui stesso in questi giorni – ad Alfredo Reichlin. Mostrò una linea coerente nel consumare un  distacco progressivo nei confronti dell’URSS di Breznev ma non riuscì a spingere la corazzata del PCI verso un approdo definitivo sulle sponde – allora attuali - della socialdemocrazia europea .  Ebbe certamente  il merito di intuire la profondità della crisi italiana esplosa alla conclusione del ciclo di sviluppo del dopoguerra, avvertì  la necessità di rifondare le istituzioni e si batté per questo per la realizzazione della “solidarietà nazionale” ....

La biografia

Scritto da Benzoni  11 Giugno 2009 15:29
Breve biografia
(dal sito fondazioneitaliani)
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Come immaginare una nuova democrazia in un'Italia diversa

Scritto da Benzoni Mercoledì 10 Giugno 2009
L'intervento di Alfredo Reichlin al convegno del 10 giugno presso la Sala della Regina a Montecitorio
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Berlinguer, nobiltà e sconfitta di una grande politica

Scritto da Benzoni 10 Giugno 2009
Da l'Unità del 10 giugno 2009
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Il ricordo del sen. Luciano Forni

Scritto da Benzoni 8 Giugno 2009
Ricordare Enrico Berlinguer, evoca l’immagine di una forza mite, di una sobrietà vissuta con dignità, di una coerenza esemplare.
Ho conosciuto Berlinguer durante il mio mandato parlamentare; non ho avuto modo di colloquiare con lui perché era il capo del partito in competizione con la Democrazia Cristiana, ma ho avuto modo di percepire, attorno a lui, l’ammirazione dei suoi compagni e la stima di tutti.
I suoi interventi alla Camera erano chiari, privi di retorica, essenziali, ma non freddi; duri e polemici quand’era necessario, ma senza risvolti personalistici, sempre rispettosi per tutti.
Ho seguito, direi con passione, i rapporti che ha intessuto con Aldo Moro, indimenticabile politico e uomo del dialogo. Ho difeso, nel mio piccolo, il risultato raggiunto di un’intesa tra DC e PCI, al fine di uscire dalla crisi economica e dai pericoli di un progressivo affermarsi del terrorismo, rosso e nero.
Ricordo la severità e la mestizia di Berlinguer nel ricordare Aldo Moro nel giorno del suo rapimento, e la sua condotta durante i giorni della prigionia.
Aveva la volontà ferma di non indebolire la democrazia con compromessi, urtanti contro il dolore delle vittime delle Brigate Rosse, ma non è mai mancata in lui quell’umanità che avrebbe voluto trionfasse sulle logiche eversive e crudeli del brigatismo terrorista.
Scomparso Moro, non resse all’idea di un’intesa che aveva perso, con il protagonista, anche l’alta tensione morale, che si sarebbe poi stemperata negli accordi di potere dei governi del CAF.
Mi colpì il suo richiamo all’austerità, cioè a una politica che rifuggisse dai problemi di immagine, per essere al servizio dei cittadini, soprattutto degli ultimi.
Non fu capito, neppure dai suoi. Oggi raccogliamo i cocci di una politica che ha perso, gradualmente, cultura, esigenze di moralità, sensibilità per la povertà.
Non lo so, con il suo vestire semplice, talora modesto, mi dava l’impressione di assomigliare più a un La Pira che a un borioso Craxi.
Ho anche un sentimento vivo di affetto: mio fratello Bruno, militante comunista buono e generoso, anche per una certa somiglianza fisica, ad Asso, lo chiamavano “el Berlinguer”, un accostamento positivo che mi faceva piacere e che mi commuove.
6 giugno 2009
Luciano Forni
 

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