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Como monumento Resistenza europea

La scomparsa di Franco Mauri

E' scomparso Franco Mauri, Segretario della Camera del Lavoro di Como dal 1976 al 1986, successivamente dirigente regionale SPI e AUSER. Di seguito pubblichiamo il necrologio della Fondazione Avvenire.

Ricordando la coerenza di un impegno a fianco dei lavoratori per la tutela dei loro diritti e l’affermazione dei valori della democrazia e della giustizia sociale, la Fondazione Avvenire di Como esprime il proprio profondo cordoglio per la scomparsa di Franco Mauri

Como, 7 dicembre 2009

Commemorazione di Franco Mauri

svolta dal Segretario Generale della Camera del Lavoro di Como Alessandro Tarpini
Con la scomparsa di Franco Mauri perdiamo uno degli ultimi dirigenti politici e sindacali di una generazione  che con la loro intelligenza, la loro passione, ed il loro sacrificio, hanno contribuito alla ricostruzione del nostro paese dopo la guerra, trasformandolo in una società più giusta, più libera, dando finalmente voce a lavoratori e lavoratrici fino ad allora esclusi dalla vita democratica italiana.
Franco nasce a Sesto San Giovanni nel 1928, ed inizia la sua esperienza di vita come giovane operaio appena quattordicenne in una delle aziende storiche per il movimento operaio italiano e milanese, la Ercole Marelli di Sesto San Giovanni.
Entrato in fabbrica giovanissimo, come avveniva in quei tempi, vive il lavoro negli ultimi anni del regime fascista e ha solo 16 anni quando, dopo l’armistizio dell’8 settembre,  alla fine del ‘44 difende in armi, occupandola, la fabbrica, che durante la ritirata tedesca, a seguito dell’avanzata verso nord delle truppe alleate, rischiava la distruzione.
Alla Ercole Marelli, come in decine di altre fabbriche lombarde e del Nord Italia, tra il 43 ed il 45, si formano le più importanti formazioni partigiane e gappiste,che contribuirono con i loro sacrifici, spesso estremi, alla difesa e al consolidamento della presenza della sinistra sindacale e politica, durante i lunghi mesi della resistenza contro il regime nazifascista.
Le vicende della guerra e della lotta partigiana, fornirono al nostro paese una straordinaria classe dirigente di cui Franco Mauri deve essere considerato parte integrante.
Mauri lavorò con grande impegno in fabbrica per quasi vent’anni, acquisendo la qualifica, per quei tempi assai prestigiosa di attrezzista meccanico. Più tardi chi svolgeva quel tipo di attività entrò a far parte della cosiddetta aristocrazia operaia del Nord, che ebbe ruoli di rilievo nelle lotte degli anni successivi.
Dopo la liberazione, viene eletto componente della commissione interna aziendale, carica che ricoprirà fino al 1962.
Nel 1962, a 35 anni, da Bruno Trentin - colpito dalle sue qualità – è chiamato a Roma nell’ufficio studi della Fiom Nazionale, dove avrà l’opportunità di studiare ed approfondire le condizioni di lavoro e di fabbrica da un punto di vista privilegiato, circondato dai migliori quadri della FIOM di quegli anni.
Anni in cui  maturano le condizioni della ripresa unitaria, che vede nella Fiom il punto d’avanguardia di tutto il sindacalismo confederale italiano. Tale processo culminerà con la grande lotta unitaria degli elettromeccanici a Milano, nel dicembre 1962.
E’ di quegli anni la conoscenza di Silvana, che diventerà la compagna della sua vita.
Con Silvana, apprezzata delegata sindacale e punto di riferimento della CGIL dell’Ospedale Sant’Anna di Como, Franco ha condiviso, oltre agli affetti, anche una militanza politica e sindacale durata per alcuni decenni, che ne hanno fatto un punto di riferimento per migliaia di lavoratrici e di lavoratori comaschi.
Tornato da Roma, nel gennaio del 1966, viene eletto segretario della Fiom di Como, a fianco di compagni come Luigi Diacci, Domenico Meroni, Renzo Zambra e Marte Ferrari, allora segretario della Camera del Lavoro.
Mauri fu protagonista della vicenda più significativa del sindacalismo confederale comasco , tra la fine degli anni 60 fino a metà degli anni 70; infatti  in qualità di segretario della Fiom dette vita a Como alla Federazione lavoratori metalmeccanici, l’FLM. Como fu la prima provincia italiana a costituire il sindacato unitario dei metalmeccanici.
Leader riconosciuto ed apprezzato, segnò il suo lavoro con accordi innovativi che segnarono la vicenda contrattuale comasca per oltre un decennio.
Fu protagonista del decennio dell’unità sindacale, culminato con l’autunno caldo, che segnò i più significativi avanzamenti delle condizioni di vita e di lavoro per milioni di cittadini, di lavoratrici e lavoratori italiani.
Tale straordinaria stagione, culminerà con la riforma delle pensioni del 1968, il rinnovo del ccnl dei meccanici del 1969, e con lo statuto dei lavoratori del 20 maggio 1970. 
Riformista convinto, Mauri non ebbe dubbi nella discussione sulle  commissioni interne, nello schierarsi con la parte più innovativa dell’organizzazione, in favore dell’elezione dei consigli di fabbrica, riconoscendo a tutti i lavoratori il diritto di eleggere i propri rappresentanti.
Di quei tempi lontani, molti ancora ricordano discussioni laceranti del direttivo della Camera del Lavoro, tra la componente più ortodossa e conservatrice della CGIL, e quella più riformista.
Mauri, spesso in solitudine, forte anche degli insegnamenti di Bruno Trentin, parteggiò sempre per i secondi, caratterizzando il suo operato con  forti tratti di discontinuità con il passato, introducendo innovazione e capacità di dialogo con un territorio pur conservatore come il nostro, diventandone un punto di riferimento per tutta la società comasca..
Mauri non fu mai un moderato, fu un convinto innovatore, forte delle sue idee, capì prima di altri l’importanza del dialogo con tutte le componenti della società comasca.
Fecondo fu il suo rapporto con l’allora presidente dell’unione industriali di Como Enrico Boselli: con lui, liberale autentico, Mauri  siglò fondamentali accordi i cui benefici sono ancora, a distanza di trent’anni, sotto gli occhi di tutti.
Analisi attente su questioni come le aree industriali, le tematiche ambientali, anche esterne ai luoghi di lavoro,  la formazione professionale, affondano le loro radici in quel periodo.
Furono gli anni dell’affermazione del sindacato, oltre che nei luoghi di lavoro, anche nel territorio di cui si comprese l’importanza, rispetto alle condizioni materiali dei lavoratori e dei pensionati.
L’intuizione, culminò con la costituzione dei CUZ, i Comitati unitari di zona, che in breve diventarono uno straordinario luogo di analisi e di partecipazione di delegati e lavoratori alla vita politica sul territorio.
Tale processo fu possibile anche grazie alla presenza in quegli anni, sul nostro territorio, di una classe politica di alto livello, attenta ai processi reali ed ai cambiamenti in atto, maggioranza ed opposizione, se pur caratterizzate da un aspro confronto dialettico, spesso viziato dal pregiudizio ideologico, fecero da guida con il contributo del sindacato confederale,  ad un processo di concertazione sociale che portò il nostro territorio ad avere altissimi livelli di benessere economico e di coesione sociale.
Tra i grandi meriti di Mauri, a testimoniare la sua grande lungimiranza, si annovera anche, sotto la sua direzione, la scoperta e valorizzazione di molti dei quadri che hanno fatto grande la Camera del Lavoro di Como negli anni successivi.
Al suo intuito devono l’esperienza sindacale molti tra noi, che hanno trovato in Mauri un dirigente capace di ascoltarli e  di valorizzarli, rispettandone  i punti di vista anche quando questi si rivelassero  scomodi o diversi dal suo.
Mauri, iscritto da sempre al Partito Comunista Italiano ebbe con il PCI di Como un rapporto di grande autonomia.
Fu un militante politico assiduo ed appassionato, consapevole dell’importanza e del primato della politica rispetto ai processi in atto nel paese.
Sempre indipendente nelle scelte, visse con sofferenza le vicende del 1956 in Ungheria e si schierò, senza ambiguità, dalla parte di Dubcek sulle vicende della primavera  di Praga.
Considerato da molti scarsamente organico alla linea ufficiale del partito,  fece pesare sempre il punto di vista  del mondo del lavoro e della CGIL, nel dibattito interno al partito.
In realtà Mauri anteponeva, a schemi in qualche caso predefinititi, una attenta lettura dei processi sociali in atto nella società comasca di quel tempo.
Mauri lasciò la Camera del Lavoro di Como nel maggio del 1986, per assumere incarichi regionali prima nell’ambito dello SPI e poi dell’AUSER regionale della Lombardia.
In questi incarichi portò l’impegno e l’innovazione,  di cui dette prova nei lunghi anni trascorsi a Como; su questo periodo dell’impegno di Franco ci dirà Sergio Veneziani presidente dell’AUSER regionale, che con lui ne ha condiviso le responsabilità.
Poi è venuta la fase più dolorosa della vicenda umana di Franco.
La malattia, che lo ha aggredito nel 2003, ha privato noi della sua passione e del suo contributo, ma soprattutto ha privato lui e la sua famiglia degli affetti e delle emozioni che si sarebbero meritati entrambi.
Sono stati anni difficili, per lui ed i suoi famigliari, che lo hanno seguito con l’affetto necessario fino all’ultimo. Silvana, Chiara, Andrea e la piccola Gaia lo hanno assistito con grande amore, fino alla fine, a loro va tutto il nostro affetto e la nostra vicinanza.
Personalmente l’ho conosciuto  alla fine del  1985, mentre muovevo i primi passi da giovane delegato sindacale, anch’io come lui proveniente da un’azienda metalmeccanica.
Lo ricordo come persona seria, austera, autorevole punto di riferimento per tutti in Camera del Lavoro di Como, dotato di grande signorilità e passione politica.
Ricordo come fosse oggi un incontro a tre, avuto con lui e Domenico Meroni, con me in grande soggezione, che si concluse con una raccomandazione da parte di Mauri: “Per essere un buon delegato” mi disse “dovrai studiare molto”.
In quella  raccomandazione credo si manifestasse l’idea, la concezione di Mauri della politica e del sindacato.
Un’idea alta, di un lavoro difficile ed impegnativo, senza scorciatoie,dove l’improvvisazione e la non conoscenza approfondita dei problemi, creavano un danno alle persone da noi rappresentate ed alla CGIL che li rappresentava.
Un insegnamento di grande attualità, soprattutto oggi, dove assistiamo ogni giorno anche qua, nel nostro territorio, nella nostra città, agli effetti quotidiani del venir meno di tale insegnamento, la politica diventata fine a se stessa, i problemi dei cittadini che vengono dopo la definizione degli interessi immediati della politica e dei politici.
Franco Mauri è stato l’esatto opposto di ciò, ha dedicato la sua vita, agli ideali in cui ha creduto, non si è arricchito con il suo lavoro di rappresentanza sociale, gli interessi dei lavoratori e dei pensionati venivano sistematicamente prima di tutto.
Un grande insegnamento da parte di un grande uomo che mancherà a tutti noi.
Ciao Franco, grazie di tutto.

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